Tensioni diplomatiche tra Praga e Mosca

dalla redazione di Radio MIR

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Massimo Congiu, Osservatorio Sociale Mitteleuropeo

Come circa un anno fa è tensione fra Praga e Mosca. Le autorità ceche accusano la Russia di essere
responsabile dell’esplosione di un deposito di armi e munizioni nel 2014. Praga ritiene responsabili
dell’accaduto i servizi segreti di Mosca e ha provveduto, di recente, ad espellere 18 diplomatici russi. Non solo: la Repubblica Ceca ha disposto il ridimensionamento dell’ambasciata russa a Praga entro il mese di maggio con la possibilità di numerose ulteriori espulsioni. Nel frangente, Polonia, Ungheria e Slovacchia, che insieme alla Repubblica Ceca danno vita al Gruppo di Visegrad, hanno espresso solidarietà a Praga attraverso una dichiarazione congiunta che dice: “Condanniamo questo nuovo atto di aggressione e violazione del diritto internazionale commesso dalla Russia in Europa”. La dichiarazione ha avuto luogo per iniziativa del primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. È noto che in Polonia è diffuso un sentimento di diffidenza nei confronti della Russia. Sentimento che ha profonde radici storiche e che negli anni Novanta ha portato Varsavia a impegnarsi ad accelerare il processo di adesione alla Nato, sentendosi più sicura all’interno dell’Alleanza atlantica in quanto garanzia di protezione dalla Russia. Quindi, gli altri tre componenti del Gruppo di Visegrad spalleggiano la Repubblica Ceca in questa situazione tesa ma secondo
quanto scritto dal giornale online Euractiv la dichiarazione comune avrebbe potuto avere toni più forti e spingersi più in là, fino a chiedere, tra l’altro, anche la sospensione dei lavori di realizzazione del gasdotto Nord Stream 2 ed altri provvedimenti di ritorsione. Di fatto, però, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha posto un veto su questi punti e dato il suo assenso a un testo molto più morbido. Sempre per una questione di solidarietà, e su richiesta di Praga, anche la Polonia e la Slovacchia hanno espulso dei diplomatici russi, mentre l’Ungheria si è astenuta. Orban è in effetti fra i quattro, il premier che ha i rapporti migliori con Mosca. Putin è tra i suoi riferimenti come modello di guida di un paese. L’Ungheria non ha figurato fra gli stati membri dell’Unione europea firmatari di una dichiarazione congiunta rivolta a Mosca per il rilascio di Aleksej Navalny e degli altri dissidenti ed è stato il primo paese membro ad approvare il vaccino Sputnik V che ha acquistato e che viene somministrato ai cittadini ungheresi.

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